Narra la leggenda che Charlie Parker, sul letto di morte, abbia pronunciato la criptica frase “verrà il mio successore, e avrà folte basette”. Il riferimento era, ovviamente, a Luca Specchio. Il senso della profezia diviene evidente quando, all’età di pochi mesi, il piccolo Luca improvvisa per sei ore di fila sul tema della ninnananna della Chicco usando unicamente ciuccio e sonaglino. A cinque anni è già in grado di dirigere una big band di venticinque elementi, che incide il suo primo album di standard nel quale Luca sostituisce tutti e venticinque gli elementi. A otto anni la sua partecipazione è richiesta dai più grandi musicisti, che lo vogliono sul palco e in studio per contribuire ai loro lavori, suonando strumenti che vanno dal timpano slovacco allo scacciapensieri. Tutta questa ecletticità genera però in lui profondi conflitti esistenziali e qualche difficoltà logistica: invitato a partecipare ad una jam session acustica al Blue Note di New York, si presenta munito di un’arpa birmana, e il pubblico lo fischia. In preda allo sconforto si imbarca per un viaggio intorno al mondo a bordo di una zattera costruita con il suo set di timpani cingalesi, ma naufraga al largo delle coste di Nauru. Lo ripescano i Vappa, che lo convincono a suonare con loro a patto che si limiti ad un numero massimo di cinque strumenti alla volta.