Si narra che Steve abbia una storia da raccontare per ogni dreadlock sulla sua testa. E’ la verità. I profani, ad esempio, potrebbero erroneamente pensare che Steve Hunt sia un banale nome d’arte ricavato traducendo in inglese il nome di Stefano Caccia. Non è così. Si tratta in realtà di un appellativo di battaglia che il grande capo Alluce Tonante diede al piccolo Stefano quando, all’età di sei mesi, atterrò un bufalo imbizzarrito sfiorando distrattamente le corde di una chitarra nelle vicinanze. Per non parlare di quando, diciottenne, impegnato negli scavi del canale di Panama a mani nude, salvò un’intera famiglia di agricoltori nicaraguensi distraendoli con un arpeggio fulminante un attimo prima che la diga alle loro spalle cedesse, spazzando via la loro casa. E fu sempre lui, nei mesi bui del solstizio d’inverno in Tasmania, che deviò la traiettoria dell’asteroide Nabuccodonosor evitandone la collisione con la terra grazie ad un semplice do settima. E cosa dire di quando ipnotizzò una barista con il solo sguardo, permettendo a ben cinque componenti dei Vappa di fare colazione gratis? Per ogni dreadlock di Steve c’è una storia da raccontare. Oh, sì, certo che è così.